Ce li mostra: vedi foto
Sono per le mosse?
Perché sono così difficili da interpretare?
Sono difficli da decifrare, non si riesce a capire bene ma è interessante leggere questa rivista per questo motive. Lo sto ancora studiando, fino ad ora sono riuscita a decifrare delle cose con l’aiuto delle descrizioni di Chicco poi vediamo come riuscirò a proseguire. Ho scaricato un nuovo programma, una applicazione che mi può aiutare a capire meglio.
Perché non è facile registrarli e analizzarli con precisione. Per questo motivo non si riesce sempre a capire subito il significato delle posizioni. Ed è proprio questo che li rende interessanti. Però finora non sono riuscito a risolvere tutto.
Ho anche scaricato un nuovo programma per analizzarli, anche se di solito non scarico quasi mai niente da internet perché non si sa mai come va a finire. Però questa volta l’ho fatto quasi per caso.
Immagino che è una passione che hai da quando sei bambino
Sì, sì ci ho dedicato sempre poco tempo, perché gli scacchi è un’attività mentale, quasi uno sport, un’arte che richiede moltissimo tempo. I professionisti, per esempio, ci dedicano almeno cinque ore al giorno tutti giorni.
È un gioco praticamente infinito.
Oggi è un gioco impostato al computer con giochi molto limitati, per oggi intend, gli ultimi 20 anni, per fortuna che si continua anche dal vivo e che non sia stato abbandonato come passione.
Immagino che se ti fermi un giorno si rallenta.
Sì io lo faccio anche perchè, ripeto, insegno a diverse persone ragazzi sopratutto.
Ho iniziato nel 1995 e insegnavo soprattutto nelle scuole, avevamo un circolo a Nereto. In provicia di Teramo, vicino ad Alba Adriatica. A confine con le marche. C’erano molti ragazzi interessati e per tanti anni abbiamo avuto molta attività. Adesso mi sono trasferito a Perugia, ho seguito i miei figli che sono tutti quanti quì e io ora non lavoro, quindi mi sono spostato.
Ci puoi raccontare un momento che si ricorda, il momento esatto in cui ha iniziato questa passione?
Sì, era il 1976.
Forse lo ha detto e io non ero ancora arrivata.
No non l’ho detto mai a nessuno ancora. A quei tempi non conoscevo ancora gli scacchi, quando andavo a scuola giocavo solo a dama ad Ascoli, con falsa modestia posso dire che ero piuttosto bravo, a dama. Eravamo io ed un altro amico, gli scacchi non li conoscevo ancora. Un giorno abbiamo visto un gruppo di ragazzini che giocava a questo gioco che non conoscevamo, erano dei ragazzini russi, ce n’era uno a cui ci avvicinammo si chiamava Pietro o Piotr. C’era anche mio fratello si è chiesto cosa erano questi pupazzetti, pensava che fosse tipo una battaglia navale e in un certo senso gli assomiglia, in alcuni tornei sono quasi uguali.
Quindi ci spiegarono cosa era il gioco degli scacchi. E ho scoperto grazie a loro di avere questa passione nascosta. Ho imparato piano piano e l’anno dopo ero già in categoria nazionale.
In un anno ho fatto già molto, però ripeto, la famiglia, i figli, l’attività in proprio ecc.. Io la sera alle 10, mezzanotte e le una studiavo un po’ per non rimanere indietro nella mia passione.Quindi per lei ora è bello aver ritrovato questo tempo per potersi dedicare a questo mondo
Sì, questa passione l’ho sempre avuta. Finchè avrò questa passione studio, mi preparo e partecipo anche ai tornei.
Quando ero più giovane sono arrivato quasi al livello di maestro, cosa quasi impossibile quando si inizia tardi, per esempio intorno ai ventidue anni.
L’età migliore per imparare a scacchi e per insegnarli è ai bambini di circa 6 anni, a 22 anni io sarei stato già il primo grande maestro italiano, a quell’epoca c’era solo un altro insegnante un po’ più grande di me che si chiama Sergio Mariotti,che era di Roma e lavora lì, poi ai miei tempi c’era Stefano Tatai, Kossovich, Capello che erano maestri internazionali o più che maestri, in Italia gli ultimi 30 anni sono venuti anche molti ragazzi giovani.
Che bello
Sì un bellissimo mondo, gli scacchi è una materia per gli appassionati.
L’unico difetto degli scacchi è che non essendo uno sport spettacolare, entri in un torneo, in una sala piena di giocatori e cosa vedi?
Tante persone che pensano in silenzio.
Questo gioco lo frequento anche perchè non si fuma, non si bestemmia, non c’è confusione altrimenti lo avrei lasciato, mi piace perchè è un ambiente tranquillo.
Tipo il calcio diciamo…
No io giocavo a calcio, ci ho giocato per molti anni. Giocavo con Carletto Mazzone, ne avete mai sentito parlare? Lui giocava in Ascoli proprio gli ultimi anni che ho iniziato a giocare io.
Il mio sport preferito e la mia prima passione era il calcio, all’epoca mi piaceva. Solo dopo molti anni ho scoperto anche il gioco degli scacchi, che sono diventati la mia seconda grande passione che si può fare anche adesso. Qualche partita a calcetto me la faccio ancora però non è più come un tempo. Cammino piano, una volta correvo come una lepre ora è diverso. (ride divertito).
Quindi diciamo che la fase di studio e di ricerca dei testi è arrivata più tardi?
Ce l’ho sempre avuta questa passione, io avevo una biblioteca, di oltre 600 volumi tra tutto, 350 circa erano libri relativi agli scacchi dopo c’erano tutti gli articoli e le riviste e quindi ho sempre studiato sia la storia, tutta l’evoluzione. Quando dico studiare la storia intendo proprio la storia completa: i nomi dei giocatori, i tornei, gli avvenimenti, ma anche come sono nati gli scacchi e come si sono sviluppati nel tempo ed evoluti perchè le regole che abbiamo oggi si basano dale regole del 1850, si tratta degli scacchi moderni. Infatti in quell manoscritti, quei diagrammi sono difficili da decifrare perchè lì ad esempio il pedone, è l’unità più piccola ma quando arriva in ottava traversa può cambiare, e prendere una regina, una torre, un cavallo, un alfiere, non il re naturalmente, nel diagramma il pedone bianco faceva due mosse, mentre con gli scacchi moderni può fare una mossa solo all’inizio e non spostarsi in altre posizioni. Possiamo notare, quindi, che ci sono abbastanza differenze. I pezzi che sono rimasti uguali nella regola di spostamenti sono il cavallo, la torre e il re. Hanno gli stessi movimenti sia di prima, antecedenti a quelli moderni sia oggi.
Hai trovato un motive per il quale sono state cambiate queste mosse?
E’ l’evoluzione naturale del gioco, che I maestri e gli studiosi, coloro che promuovono gli scacchi, nel tempo insieme alle varie federazioni internazionali di scacchi, hanno deciso di cambiare queste regole e si difeniscono ora scacchi moderni, come anche è successo nel calcio, il fuori di gioco, ora il portiere poteva giocare con la palla dentro l’aerea, prima invece no. Si cambia in base alle necessità. Gli scacchi moderni sono nati a metà dell’800
Adesso il mio obiettivo è di prendere il brevetto come maestro e alla mia età penso sia un record, è stato sempre il mio obiettivo ma gli anni passata non sono riuscito perchè avevo pochissimo tempo da dedicare. A 72 anni è bello avere questo obiettivo, è importante.
Immagino che saresti più che contento di condividere questa passione perchè già lo fai, il fulcro del nostro progetto è appunto condividere queste storie con le persone e renderle tangibili, renderle fruibili.
Vorremmo raccogliere queste storie di ricercatori come lei per creare un archivio.
Ci siamo appassionati all’Augusta perchè abbiamo potuto scoprire che è ricca di storia, custodisce tanti manoscritti important e c’è un archivio molto importante che è quello della torre, noi vorremmo creare un archivio costituito da storie invisibili, da scoprire. Nel senso che se noi non andassimo a fare le interviste nessuno le saprebbe mai. E noi vorremmo renderle tangibili.
Sono storie che si possono soltanto percepire attraverso l’interazione con le persone e noi vorremmo rendere queste interazioni, vorremmo proprio trasferirle proprio su carta per renderle disponibili anche ad altre persone. La biblioteca è un bacino costuito da persone.
La biblioteca è viva, fatta di persone che interagiscono è vero, non passive. Io penso che se non ci fossero queste biblioteche sarebbe molto più triste la città. E’una Bellissima risorsa. I circoli culturali e le varie associazioni permettono di mandare Avanti la cultura e le interazioni tra le persone. Ho frequentanto tanti circoli e bilbioteche, a Pescara, a Chieti, a Bologna, a San Benedetto ,ad Ascoli a Porto San Giorgio a Napoli a Roma e a Perugia, penso che questi spazi siano la linfa vitale per le attività culturali ma anche sportive e ludiche come gli scacchi. Se non ci fossero questi luoghi che aggregano sarebbe difficile farlo da soli.
Ci può descrivere concretamente come si svolge la sua giornata qui all’Augusta?
Quali strumenti usa e come decide cosa importante annotare o tralasciare
Principalmente se ho bisogno di materiale, libri e manoscritti li trovi quì perchè io purtroppo non li ho più, poi mi posso collegare ad intenet tramite computer e fare ricerche in vari siti. Posso cercare sia materiale relative a scacchi sia letteratura, e notizie dal mondo contemporaneo.
Quì ci si può inoltre concentrare e lavorare in pace.
Rccontaci di una fonte o un libro a cui ti senti particolarmente legato.
Sono tanti in verità, in modo particolare quelli di Adriano Chicco e la rivista Italia scacchistica, a casa le avevo addirittura rilegate, cosa che mi è anche costata da far realizzare, ma purtroppo mi sono state rubate anche quelle. Questa rivista si può solo consultare perciò ho fatto le fotocopie di tutto ciò che mi serviva. Avevo 3 libri di Adrianno Chicco, uno degli anni 70, pieno di foto bellissime, di epoche diverse, c’erano le descrizioni e i documenti fotograti come potrebbero essere i bronzi di Riace che documentano le prove dell’esistenza e di dove si trovano. Un libro davvero bello. Da quanto so, l’Augusta è l’unica Biblioteca che li conserva.
Antonio, il ricercatore ci mostra poi I due circoli di Madonna Alta e Ferro di Cavallo e ci spiega che sono molto frequentati.
Quello di Ettore Bertolini è dagli anni 80 che è aperto. E’ il primo circolo Perugino di scacchi, se volete avere notizie potete venire a visitarlo, abbiamo molte attività, questo mese abbiamo il torneo nazionale a squadre, tre o quattro squadre, non so ancora la data.
Non si svolge sempre a Perugia, ma questa anno tocca a questa federazione, nel tempo cambiano I luoghi. Una volta si partiva la Domenica e ci si spostava a Sulmona ad esempio, la settimana dopo a Nerita e via dicendo. Questi incontri si svolgevano in vari luoghi in base ad un calendario, ma da qualche anno si fanno diversi tornei in una sede per evitare di fare troppi trasferimenti.
Le squadre sono diverse, ogni circolo mette un numero di squadre, 3, 4, 5 o 6 a seconda di quanti giocatori ha a disposizione, quanti tesserati. Vanno in base alle categorie, c’è il torneo di serie A di serie B, serie C e promotori.
La partita avviene sempre tra due persone?
La partita avviene solitamente tra due persone, ma il risutato è su 4 o 5 scacchiere. Una squadra ad esempio fa due vittorie e due pareggi ed è 3 a 1. Quando il torneo è individuale conta il risultato che ognuno fa personalmente e basta.
Ci racconti di una scoperta che ha fatto di cui non si aspettava
La mia scoperta è relativa a questo document di queste tavole descritte nella rivista “Italia scacchistica” non ne sapevo l’esistenza. Questo documento me lo ha suggerito un amico. E’ un manoscritto antico che fu realizzato come omaggio alla contessa Lucrezia Borgia.Questo manoscritto gli fu fatto come dono. Quando ne ho sentito parlare sono venuto a cercarlo quì in Biblioteca Augsta e a consultarlo.
Se trovano alcuni libri inerenti alla sua ricerca la contattano?
Sì sono tanti I libri relativi agli scacchi questo manoscritto è il più antico.
Ad ogni modo di titoli ne conosco quasi tutti perchè li possedevo.
Antonio poi va a prendere una foto stampata da mostrarci, una foto di 10 anni fa in cui è ritratto in un torneo che si svolse a Gubbio.
Ci descrive la foto e ci chiede divertito se lo riconosciamo. Ci parla dei vari giocatori ritratti nella foto.
Antonio è felice di mostrarci altre foto più recenti dal telefono in cui sta giocando a scacchi ed è stato premiato. Ci apre al suo mondo.
Ho anche una foto del 1976 ci dice, il primo torneo che feci. Ora non le ho disponibili, ma posso mostrarvele.
Il libro che ho ora quì sul tavolo e un libro di partite e posizioni degli scacchi, sono delle varianti particolari, il gioco degli scacchi ha una certa profondità. In una posizione ad esempio ci sono 30 mosse legali, una mossa sono due semi mosse, la profondità significa che se ce ne sono 30 e ce ne sono solo una o due valide, tutte le altre sono sbagliate, così è lo stesso se ce ne sono 40, 50 o addirittura 60 di mosse. La difficoltà qual’è? In base a come uno ha la capacità di capire la posizione dei pezzi allora riesce a scavare, a scendere in profondità. Una persona invece che non è molto brava e non riesce a capire il tipo di gioco che svolgono i pezzi sulla scacchiera in quell caso le mosse più profonde non le vede. E’una forma mentale dovuta all’ignoranza, oltre al fatto che ci vuole inoltre una grande memoria e capacità di calcolo e allenamento. In base alle capacità che una persona ha sviluppato, esperienza, conoscenza (per questo bisogna studiare molto) ci sono delle variabili che sono molto difficili da scovare. Ora I computer hanno fatto dei progressi strabilianti ma 30 anni fa i programmi al computer erano obsolete da risultare ridicoli. Prima i programmi che si occupavano di scacchi facevano degli errori banali che anche un principiante riusciva a scovare. Adesso è tutto cambiato, siamo passata dale stalle alle stele. La profondità di ricercar indica tutte le capacità umane, la conoscenza, lo studio, le capacità di calcolo. Scovare alcune mosse diventa quasi impossibile durante le partite perchè c’è l’emozione o la pressione del tempo, ad esempio si devono fare 40 mosse in due ore e se non le hai compiute perdi la partita, a volte in pochi secondi è difficile calcolarle. In questi libri io studio in tranquillità a casa ed è diverso da quando sono alle partite.
La capacità durante le partite è dovuta all’esperienza e alla conoscenza che uno ha. Alcune mosse e finali le conosci già in anticipo, sono matematiche. Anche agli inizi, un bambino che studia scacchi può già sapere in una partita che sta per terminare se sta per vincere o perdere. E’ anche automatico con il tempo, come un programma scritto in un computer, lo esegui, come fare un addizione. Mentre se hai diversi pedoni, due pezzi, le cose si complicano. Si devono analizzare le diverse possibiità. Per questo motive si studia per imparare più mosse possibili, in modo tale da avere una guida, sai già cosa andare a cercare. Se hai 40 mosse non puoi sapere quale è quella giusta lo devi studiare, a volte sono due o tre sono mosse buone altre una sola è la mossa buona. Questo libro parla propro di questi momenti particolari, tratta di mosse fuori dall’ordinario.
Questo per me è libro davvero importante e interessante. Lo presi tanti anni fa, ci sono le lire.
Ci chiede se noi siamo degli scacchi e continua raccontando:
A volte, dovete sapere che ci sono delle mosse non codificate, le trovi solo se hai una grande immaginazione, però guidata dall’intuito dovuto all’esperienza. E’ tutto un percorso, studio, intuit che si sviluppa con lo studio e l’esperienza. Tu percepisci che in quella posizione ci deve essere qualcosa, è questa la parte affascinante degli scacchi, non è qualcosa che tu vedi subito, chiaramente, in una mossa che può apparire semplice anche una persona esperta si mette a valutare le possibili mosse e strategie. Per arrivare alla mossa giusta c’è molto lavoro da fare.
Se una persona è esperta capisce quando una posizione è interessante e quando no, quando è banale.
Si deve prevedere la mossa dell’altro, giusto?
Ci sono due aspetti per questo, si chiama profilassi. Profilassi significa prevenire, poichè a scacchi si fa una mossa alla volta, una volta tu e una l’avversario, chi ha il tratto, solitamente è un vantaggio, ma non sempre, chi lo ha deve cercare di capire quale pericolo corre. Ad esempio se ho il re e sposto e mi rendo conto che il mio re rischia di prendere scacco matto e la partita in questo modo finirebbe, potrei fare una mossa difensiva, una profilassi, cioè prevenire la mossa del mio avversario. L’intuito mi può aiutare in altro modo, in questo caso è psicologia , ad esempio conosco un avversario con cui ho giocato molte volte, so che lui ha la tendenza a giocare un certo tipo di mosse quindi io posso mettere una trappola tattica, chiaramente ben nascosta, come si fa con gli animali, che di solito l’avversario può caderci facilmente ed è difficile poi per lui tornare indietro. Questo è gioco psicologico: conoscere il proprio avversario. Il gioco profilattico invece è un modo di pensare particolare che si sviluppa con il tempo, con l’esperienza e con lo studio. Molti pensano soltante al proprio gioco ma un grande campione di scacchi disse di non dimenticarsi che esiste anche l’avversario. Se non si tiene conto delle intenzioni e delle idee dell’avversario poi alla fine stai sempre a recriminare perché l’altro giocatore ti batterà puntualmente. Tu fai una mossa, ma l’avversario ne fa una migliore della tua, bisogna perciò tenerne conto.
E’ una lotta di pensiero.
Questo degli scacchi è chiamato il Re dei Giochi. Non c’è un altro gioco che ha tutti questi secoli di storia, un alone di mistero, da dove provengono gli scacchi, come giocavano tanti anni fa. Sono solo appena due secoli che gli scacchi moderni esistono, prima alcuni pezzi erano diversi, ad esmepio a posto della torre c’era l’elefante.
Da dove proviene il gioco degli scacchi?
Non lo sappiamo con assoluta certezza. Probabilmente viene dall’India o dal mondo arabo.
Gli arabi sicuramente hanno avuto un ruolo importante nella diffusione del gioco. Poi il gioco si è diffuso anche in Persia e in altre regioni vicine.
I cinesi e i giapponesi avevano una loro forma di scacchi. Hanno un altro nome,
Ad esempio quelli giapponesi chiamati Shogi hanno un gioco più strategico e meno tattico. Ma ad ogni modo sono simili agli occidental sotto diversi aspetti.
Quando i popoli si spostavano o conquistavano nuovi territori portavano con sé anche le loro tradizioni e i loro giochi che nel tempo si sono tramandati. Così gli scacchi si sono diffusi in tutta Europa. In alcune popolazioni erano più rudimentali ad esempio gli indù.
Anche i soldati nelle guerre hanno contribuito a diffonderli.
Negli ultimi due secoli, gli unici pezzi che hanno mantenuto la loro forma di movement sono il re, la torre e il cavallo. Gli altri, ad esempio l’alfiere, la donna muoveva storicamente una casa alla volta mentre ora si muove su tre diagonali, su tutte le colonne e le case di ogni colore. Il cavallo ha mantenuto il movimento a L oggi come un tempo. Il re ha potuto da sempre fare una casella alla volta. Gli Alfieri si muovono in tutte le diagonali delle stesso colore, prima invece aveva un movimento diverso, controllava meno case. Tutto se la diagonal o la linea è libera. Solo il cavallo ha la possibiità di saltare I vari pezzi. Se trova un pedone lungo la linea, si interrompe.
Il cavallo ha questo movimento a L scelto da chi lo ha inventato, un cavallo al bordo della scacchiera si dice scherzando sia “un cavallo balordo”.
Nella scacchiera diciamo abbiamo un nemico è tipo una Guerra, il cavallo dispone di diverse mosse mentre la donna se è libera controlla tutta la scacchiera se è libera. Ognuno ha un ruolo.
Sì. Ho giocato in molti tornei in diverse città italiane: Roma, Bologna, Pescara, Chieti, Napoli e altre.
Lei colleziona anche materiali legati agli scacchi?
Sì, faccio piccole collezioni. Per esempio vecchi manifesti o materiali storici legati agli scacchi.
Oppure se osserviamo le scacchiere quando siamo in viaggio, ad esempio mio figlio mi ha riportato una scacchiera dal Marocco con I pezzi in ottone, in questa versione ci sono alcuni pezzi arabi come erano un tempo. Ho delle scacchiere in alabastro e altri materiali.